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Festa della Pistatura

Primo atto di una sola manifestazione che unisce nel giro di un mese l’intera comunità di Monterubiaglio attorno al Bigonzone (grosso recipiente in legno usato per la fermentazione delle uve in tempo di vendemmia), tale festa vuole ricordare i processi di vinificazione ormai non più in voga.

In questa occasione, che si svolge durante la raccolta dell’uva, si rivive l’antica magia della vendemmia con i suoi riti come quello della pigiatura dell’uva a piedi nudi, in seguito il “bigonzone”, come la tradizione locale vuole, viene chiuso e carcerato col cemento al fine di evitare problemi durante la  fermentazione. 

Circa un mese dopo, a fermentazione ultimata, si festeggia il Bigonzone con l'apertura del recipiente...ma questo è un'altro capitolo...

Festa del Bigonzone

Atto secondo ma sempre lo stesso protagonista il vecchio caro Bigonzone , centro di questa festa che si svolge nell’estate fredda dei morti (come diceva il poeta), o più comunemente conosciuta come Estate di San Martino. L’autunno avanza e dal ridente scenario, frizzante e allegro della vendemmia si passa ai colori romantici e particolari della natura prossima al letargo.

Il centro storico di Monterubiaglio si trasforma in un bosco ricco di sapori locali, serviti negli stands gastronomici allestiti dalla Pro Loco. Come da tradizione tutti gli agricoltori si ritrovano in piazza per la Benedizione e il Ringraziamento per i beni avuti dalla Terra, con l'occasione, come si soleva il dì di festa, maritozzi col vin santo.

Da sempre i Monterubiagliesi sono stati soprannominati dagli abitanti dei paesi vicini bobbari cioè mangiatori di polenta ed è proprio questo piatto, assieme ad altri tipici della nostra cucina, quale il bujone con i fagioli, ad essere preparato in occasione del pranzo della Fescina

Pian piano ci avviciniamo al momento culminate della festa quando sul far della sera finalmente si “mette cannella” al Bigonzone. Dopo tante fatiche e giornate passate nei campi ora si può brindare accompagnati dal caldo tepore del fuoco su cui ognuno può cuocere, con il proprio spiedo, ventresca o salsiccia, oppure aspettare che dal grande padellone al centro della piazza arrivino le castagne.

Ogni momento della manifestazione sarà allietato da musica dal vivo e canti tradizionali.

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20° Alla ricerca del piatto perduto

 

Un tuffo nel passato, un intero paese in fibrillazione, gente che va e gente che viene ed un dolce profumo che attraversa tutti i vicoli dell’antico borgo medievale. Questa è Alla ricerca del piatto perduto, una manifestazione che ogni anno puntualmente anima le serate agostane di Monterubiaglio. Un tuffo nel passato in piena regola, una goliardica rivisitazione culinaria che fedelmente mani sapienti riproducono facendo attenzione ad ogni minimo dettaglio.

Si torna a più di cinquanta anni fa quando nei giorni di festa le massaie davano sfogo alla loro inventiva accontentando tutti grandi e piccini con le loro semplici ma succulente portate. Erano queste le occasioni in cui ci si ritrovava tutti insieme per il meritato riposo dopo giorni e giorni di duro lavoro. Già, il lavoro quello nei campi, nelle vigne, negli uliveti che abbelliscono il dolce declivio monterubiagliese anche lì il sudore e la fatica si mescolavano alla gioia dell’incontro conviviale attorno alla tavola imbandita. Così si spiega questa antica ma sempre attuale riproposizione che la Pro-loco e l’intera cittadinanza portano avanti con sacrificio e soddisfazione. Orgogliosi quindi di sventolare una bandiera quella della tradizione sempre viva in tutti noi anche nell’era della globalizzazione e dello slow food. Ma dopo questo elogio campanilistico al mio paese, niente di male visto che siamo sul sito a lui interamente dedicato, è ora di allettare i palati anche quelli più sopraffini e difficili.

Dopo un antipasto, che definirlo tale è quasi un’eresia, o dopo quella che è solo il preludio al trionfo della cucina nostrana la tortuccia, che per chi non la conosce è pasta del pane stesa e fritta, ecco i primi. La scelta non casuale cade su due momenti importanti della vita contadina che associava l’utile al dilettevole : la trebbiatura e la domenica giorno di riposo per chi durante la settimana sgobbava da mattina a sera. Giunio ci propone i suoi maccheroni con il sugo di pollo mentre il dì di festa offre gli gnocchi al sugo di castrato.

Il suono delle campane scandiva la giornata lavorativa sacro e profano si associavano ripetutamente ed uno dei contesti preferiti era proprio quello della tavola. Ricordo dei giorni di vigilia quando di mangiare carne era quasi sacrilego è il baccalà cotto ai carboni con i ceci mentre per gli altri giorni….. sicuramente va ricordata la tanto rinomata oca arrosto con patate il piatto per eccellenza della Sagra. Concludono questa stupenda e succulenta carrellata la coratella d’agnello e la trippa portate che certamente non hanno bisogno di alcuna presentazione da gambero rosso. Per chi proprio non è tollerante a questo o quel piatto c‘è una specie di ancora di salvezza rappresentata dalla classica salsiccia. Contorni a parte tutta la lauta cena sarà innaffiata dai Vini della Cantina Monrubio, frutto del lavoro di intere generazioni che si alternano da sempre tra le vigne che tutto il Mondo ha imparato a conoscere.

Che dire infine l’invito è rivolto a tutti a gustare l’intero menù ed a visitare il borgo medievale, avvolto almeno per queste stellate serate, da un’atmosfera speciale.

La Vecchiarella

È difficile raccontare la più antica tradizione monterubiagliese la cui origine si perde nella notte dei tempi ma che ancora oggi ha in sé il suo fascino.

La notte del 5 gennaio per le case di Monterubiaglio un Vecchia vestita di bianco bussa ed entra con il celeberrimo “Casa di Dio”, è la prima Pasqua dell’anno quella dell’Epifania in cui Gesù Cristo si manifesta alle genti rappresentate dai Magi che portano oro, incenzo e mirra, quest’ultima è il primo segno della futura passione cui il Figlio di Dio andrà incontro.

Quella della Vecchiarella però non è la solita Befana che tutti conosciamo, essa con il suo candore rappresenta quelle “Anime Sante” del Purgatorio che il tradizionale canto, intonato da chi segue la vecchina, descrive con semplicità e perfezione. Le forme abbondanti della Vecchiarella sono pure un richiamo anzi un’auspicio per i nostri agricoltori, di abbondanza di frutti che la madre terra vorrà loro concedere nell’anno venturo.

Concluso il suo pellegrinaggio in tutte le abitazioni, dove la “Vecchiarella” saluta grandi e piccini (almeno quelli che non ne hanno paura), torna in Piazza e accende il falò dove polenta, ventresca e vin broulè concludono una serata ricca di significato.

Le Vie dei presepi

È un’esperienza nata un po’ così per scherzo da un gruppo di volenterosi che stufi della solita routine decisero in quattro e quattro otto di avviare la costruzione di un presepe inserendolo nel contesto del Centro Storico di Monterubiaglio. La Pro Loco a questo punto ha chiesto a tutti gli abitanti del paese se fosse possibile farlo almeno uno per ogni Rione, dando così il la alla manifestazione.

Da itinerante, nel corso degli anni la manifestazione si è spostata nel centro storico e nei cellai delle abitazioni, chiunque volesse può dar sfogo alla sua fantasia nel rappresentare la natività.

Le luci e gli addobbi accompagnati dai dolci tradizionali natalizi fanno il resto per un’esperienza piacevole e gradevole che la Pro Loco organizza l'ultima domenica prima di Natale.


Pro Loco CUP 2012

La tradizione calcistica Monterubiagliese rivive nel Torneo estivo di calcio a 5, organizzato per la prima volta dalla nostra Associazione.
Pro Loco CUP è l' appuntamento sportivo a cui non possono rinunciare gli appassionati di futsal all'aperto, fa da cornice il Verde Pubblico di Monterubiaglio che offre uno dei migliori impianti sportivi locali.

Il Torneo è stato realizzato in collaborazione con gli enti locali e sotto la supervisione degli organi competenti della FIGC-Orvieto.