La sera che precede l’Epifania, tra le vie strette del nostro borgo, non arriva la solita Befana: arriva la Vecchiarella. Una figura antica, semplice, profondamente legata alla vita del paese, capace di tenere insieme fede, tradizione e convivialità.
Ha l’aspetto di un’anziana donna, vestita di bianco, che cammina lentamente di casa in casa e bussa alle porte per portare un augurio: quello della prima Pasqua dell’anno nuovo, l’Epifania, e per chiedere un piccolo gesto di generosità. Un’offerta, ma anche una preghiera, per le anime dei defunti che la tradizione popolare immagina ancora in attesa nel Purgatorio.
A interpretare la Vecchiarella sono alcuni ragazzi del paese, che indossano lunghi abiti bianchi e girano per le strade accompagnati dal canto tradizionale. Le famiglie li aspettano, aprono le porte di casa, offrono cibo, vino e partecipano con rispetto e con il piacere di sentirsi parte di qualcosa che appartiene a tutti. Le forme abbondanti della Vecchiarella sono un richiamo e un’auspicio per i nostri agricoltori di abbondanza di frutti che la madre terra vorrà loro concedere nell’anno venturo.
La serata si chiude poi in piazza, con il fuoco che scalda mani e animi e con il paese che si ritrova insieme. È in quel momento che si capisce davvero cos’è la Vecchiarella: non solo una figura della tradizione, ma un modo autentico di stare insieme, di ricordare chi non c’è più e di augurarsi, come comunità, un anno migliore.